Tracce di memoria

Riecheggiano i racconti.
Mani ingiallite dai campi, trecce imbiancate dal tempo.
Bauli, scrigni preziosi da custodire, cassetti da rovistare,
ove risuonano note di cuori pulsanti.
Scorci di memorie.
Aghi dorati e uncinetti magici.
Occhi riflessi su flebili fiammelle, schiene curve sulle trame.

Scorrono dolci melodie che quietano o urla che scuotono.
Braccia che cullano o uncini che infilzano.
Forgiati, plasmati, pezzi da incastrare, convinzioni da sdradicare.
Riempiti, ingurgitati i modelli, fitte, monolitiche radici da allentare.
Valori da riesaminare, confini da valicare.
Varchi stretti che soffocano, incatenano
celando ampi portoni spalancati sull’orizzonte.
Ali da dispiegare.

Lauti, radiosi sorrisi o ombrosi ghigni impietriti si offrono.
Labirinti dalle mura familiari ci fanno penare come cavie da ammaestrare.
Idolatrie su specchi riflessi.

Figli del nostro tempo perduto, delle memorie consegnate,
ma padri dei nostri giorni, dei nostri rimpasti, di identità vergini.
Modelli tradizionali da riscrivere.
Vissuti da rileggere con nuove lenti, narrazioni forgiate su nuovi canoni.
Carezze ritrovate su giovani terreni fertili.
Raccolti inaspettati, innesti non previsti, schemi stravolti.
Evoluzioni si impongono e respirano di vita propria.

Il testo è una rievocazione, parzialmente simbolica, di un passato fortemente connotato da tipicità culturali e tradizionali della terra d’origine dell’autrice che, nell’atto stesso della rievocazione, viene riportato in vita attraverso un dialogo aperto tra passato e presente; vissuto e immaginazione; memoria ed emozione.

Gianfranco Gioia