Appunti di viaggio

“Regole preventive per non ammalarsi”

Mantenere le distanze
dai pensieri tossici
dal senso di colpa
e dalla vergogna.

Non mescolare i tuoi sogni
con chi non ne ha mai realizzato
uno suo.

Igienizzare gli angoli del cuore
da chi hai lasciato andare.

Coprirsi gli occhi
davanti all’ipocrisia
e procedere.

Coprirsi la bocca
davanti alle provocazioni
e procedere.

Coprirsi le orecchie
davanti alle critiche sterili
e procedere.

Far entrare aria
e spalancare le vedute strette.

Scegliere 5 persone
migliori di te in fatti e parole
e offrirgli un posto
a tavola e nel tuo cuore.

Evitare in ogni modo il contatto
con i qualunquisti,
i perbenisti,
i pressapochisti,
con quelli in cerca di una scusa,
con gli adagiati
sul divano del lamento.

Farsi contagiare
solo dagli inquieti, dai poeti,
dagli acrobati del possibile,
dagli smaniosi,
da chi non vede l’ora.

Se non ne conosci nessuno,
cercali.

Di gente che vuole vivere
è pieno il mondo.

(Manuela Toto)

Circondati – ti dico – di sognatori,
di ostinati appassionati,
di contagiosi viaggiatori,
di amanti, poeti, esploratori.

Circondati di sani portatori di follie,
di inguaribili curiosi, di poesie,
di lunatici seguaci di eresie.

Circondati – ti prego – di incoscienti,
di menti coraggiose e combattenti,
di chi soffierà amore ai quattro venti,
di chi potrà capire e immaginare
quel che senti.

Inumi Laconico

Le facciate di perbenismo,
i silenzi di convenienza e il quieto vivere non mi appartengono.
Il vivere non è mai quieto e io sono VIVA.
Se avrò voglia di urlare lo farò
e se avrò bisogno di tacere, tacerò,
ma il mio silenzio non sarà mai una resa.
Non mi nascondo dietro inutili moralismi né cliché di ‘buonaeducazione’.
So lottare.
E se tocchi ciò che ho di più caro al mondo risvegli la guerriera che è in me, che non conosce regole, né misure.
Non dimentico.
Con il sole che sorge,
ogni giorno ricomincio da capo, ma conservo memoria di ciò che è stato, trasformando i rapporti sterili in deserto e gli affetti sinceri in germogli.
E so perdonare,
dopo aver curato le ferite del mio cuore, ma soltanto chi saprà mostrarmi il suo, senza inganni né sotterfugi.
Sono VIVA,
e il vivere non è mai quieto.
Allora lasciate che io sia tempesta.

Margherita Roncone

Ma devi voler bene come prima cosa a te stessa, ragazza.
Ti devi curare.
Con carezze, gelati, scarpe nuove, quintali di libri e cose strampalate che ti facciano ridere.
Con amici più giovani di te che rinnovino il tuo entusiasmo, e con amici più grandi di te che aumentino la tua saggezza.
Con persone uguali a te che ti facciano sentire capita e con persone diversissime che ti aiutino a capire.
Guarda tramonti, scrivi una cosa al giorno che ti abbia colpita, legati i capelli e vai a correre.
Scappa pure da quel che devi, non aver paura.
Piangi, che non sei debole se lo fai, sei solo vera.
Impara a stare da sola ma continua ad apprezzare la compagnia.
Cammina, ed allenati ad osservare, non solo a guardare.
Hai un medico per il corpo, cercatene uno anche per l’anima: dovresti essere tu, perché l’anima è più difficile da interpretare del corpo e solo tu la conosci.
Ma ricorda sempre una cosa: se non stai bene non potrai mai fare del bene.
Quel che hai dentro scivola inevitabilmente fuori è l’osmosi.
Se sei distrutta devi ricostruirti, o altrimenti finirai per distruggere.

Catherine Black

LASCIA CHE SI ROMPA

“Lascia che le cose si rompano,
smetti di sforzarti di tenerle incollate.
Lascia che le persone si arrabbino,
Lascia che ti critichino,
la loro reazione non e’ un problema tuo.
Lascia che tutto crolli,
e non ti preoccupare del dopo.
Dove andrò?
Che farò?
Nessuno si e’ mai perso per la via,
nessuno e’ mai rimasto senza riparo.
Ció che e’ destinato ad andarsene
se ne andrà comunque.
Ció che dovrà rimanere, rimarrà comunque.
Troppo sforzo, non e’ mai buon segno, troppo sforzo e’ segno di conflitto
con l’universo.
Relazioni
Lavori
Case
Amici e grandi amori
Consegna tutto alla terra e al cielo, annaffia quando puoi, prega e danza
ma poi lascia che sbocci ciò
che deve e che le foglie secche
si stacchino da sole.
Quel che se ne va, lascia sempre spazio
a qualcosa di nuovo: sono le leggi universali.
E non pensare mai che non ci sia
più nulla di bello per te,
solo che devi smettere di trattenere
quel che va lasciato andare.
Solo quando il tuo viaggio sarà terminato, allora finiranno le possibilità,
ma fino a quel momento,
lascia che tutto crolli, lascia andare,
let it be.”

Claudia Crispolti

Passerà questo tempo come passano
tutti i giorni orribili della vita
Si placheranno i venti che ti abbattono
Stagnerà il sangue della tua ferita

L’anima errante tornerà al suo nido
Quel che ieri si perse sarà trovato
Il sole senza macchia concepito
uscirà di nuovo nel tuo costato

E dirai al mare: Come ho potuto
annegato senza bussola e smarrito
giungere al porto con le vele rotte?

E una voce ti dirà: Non comprendi?
Lo stesso vento che ha rotto le navi
è quello che fa volare i gabbiani

Óscar Hahn

In un passo del secondo volume (All’ombra delle fanciulle in fiore) da La ricerca del tempo perduto, Proust scrive: «Se pensassimo che gli occhi di una ragazza non sono che luccicanti cerchietti di mica, non saremmo avidi di
conoscere la sua vita. Ma ciò che brilla in quel disco riflettente sentiamo che non è dovuto soltanto alla sua composizione materiale; sono le ombre nere delle idee che quell’essere coltiva a proposito delle persone e dei luoghi a lui familiari, le ombre della casa alla quale sta per tornare, dei progetti che fa e, soprattutto, è lei, con i suoi desideri, le sue simpatie, le sue
repulsioni, la sua volontà oscura e incessante».

Accetta che una persona non desideri più restarti accanto. Accogli che si cambia così come possono farlo i sentimenti. Fai pace con le promesse che si sono sciolte. Non aggrapparti a queste. Se mutano i sentimenti, mutano anche le parole che vi erano dentro. Perdona i tuoi errori. “Se avessi fatto, se fossi stato, se”… no, no anima mia: smetti questa tortura. Tutto è andato e va come deve andare.
Non c’è cosa che potevi essere o fare per ottenere qualcosa di diverso da ciò che doveva necessariamente accadere. La vita è saggia, ricordi? Lascia andare. Sì, lascia andare. Apri la mano, molla la presa della mente, guarisci il tuo cuore. Arrenditi. Nessuna lotta, nessuna resistenza. Pace. Vivi il vuoto, il disagio. L’aria continua ad avere ossigeno e tu continui a respirare. Credimi. Crediti. Ricreati.
Fa’ spazio al nuovo. Lo so è notte buia è buio denso, buio pesto. Allora prenditi per mano, lavati, profumati con dolcezza, nutriti con grazia, cambia stanza, spalanca le finestre che invece è la luce. Credimi. Crediti. Credile alla vita. Tu sei l’Amore e non muti mai.
Muta mai: esci e dì al mondo… chi sei.


Gloria Momoli

L’ombra rende ognuno di noi unico e speciale, perché la nostra vera bellezza è nella nostra integrità, quindi anche nel nostro lato oscuro…

” Il potere nascosto dell’ombra”
(Vercelli, D’Albertas)


La poesia forse aiuta a non morire, a parlare dopo le morti che viviamo in vita. A ululare e cinguettare, soffiare e ruggire, fare versi.
Certe volte incontro l’altro in quella buca profondissima, gli sfioro una mano e l’altro si riconosce, ma non l’ho fatto apposta.
Ho solo raggiunto un punto dove l’io e il tu sono distinzioni arbitrarie, l’altro è me in un’altra forma.
La poesia insegna a ricevere le parole, a farsi dire dalle parole, quindi è una faccenda di umiltà, di attesa.
Mi sembra che l’esistenza stessa della poesia dica che il male è attraversabile e trasformabile, che la fuga non è l’unica soluzione, che di ogni cosa si può fare una mappa vivendola, una mappa che si forma camminando passo passo e passo passo si disfa e se c’è una via d’entrata, ce n’è anche una d’uscita.
Ogni vita ha la sua dignità e ogni millimetro di caduta, anche.

(Chandra Livia Candiani)


Non dare ragione a quel pensiero che punge, stai dalla parte dell’aria che agita il sole sul grano.
La vita è una ruota che gira, a volte si sta in cima a volte a terra. A volte è tempo di semina, altre di raccolto. Ogni gioia sta tra due dolori e ogni dolore tra due gioie. E allora impara il gioco, prendi il ritmo: stai un metro più in là delle tue trame. Resta all’altezza della luce che c’è oggi nel cielo.

(Giulia Calligaro)


Abbi pazienza.
Abbi fede nei momenti di fatica, sconforto, solitudine.
Resta calma quando ogni cosa è aggrovigliata, o sfugge e non torna. Una cosa è l’impegno, altra cosa è invece l’accanimento. Tu rimani aggrappata alla vita, ciò che deve andare: lascia che vada.
Sii saggia, impara a discernere.
Abbi il coraggio di avere a che fare con il buio. Come un seme d’inverno nella terra. Resta. Con la fiducia che la luce arriva. Sempre.
Ora è il momento di radicarsi.
Abbi pazienza, alcune cose – semplicemente – la richiedono. Che stare nelle cose non è subire passivamente, ma essere incubazione di vita sapiente che conosce il tempo dell’azione e lo rispetta.
Sei natura: sii natura.
Ricorda che ogni cosa è ciclica, ogni cosa per rinascere deve morire; che ogni stato è impermanente.
Con grazia ora osserva, nota, impara. Permettiti di evolvere.
Abbi “una selvaggia pazienza”. Dedicati.
Presto ci sarà una nuova primavera. Fidati di me, che ti scrivo dall’ennesima.

(Gloria Momoli)


“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora il piccolo principe. “ Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento… Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche solo tacere. Perché è la mia rosa”. (Il piccolo principe e la rosa)

Il regalo più grande che puoi fare a un altro non è condividere le tue ricchezze, ma fargli scoprire le sue.

(Benjamin Disraeli)

Se vi va visitate il mio blog vi è una nuova sezione photos, non sono una fotografa, ma mi piace catturare la bellezza nelle sue svariate sfumature.
Affacciandosi a una stessa finestra ciascuno può focalizzarsi su punti focali differenti.
Il panorama è lo stesso in fondo, ma cambia il punto di vista, ognuno ha il suo e sono tutti veri e legittimi, imparare a rispettarli e integrarli può solo arricchire di dettagli il panorama e renderlo più bello e completo.
https://www.elisaaspresso.it/photos/

L’arte non è di questo mondo ma è l’estremo suo tentativo di sfiorare l’altro, e se nasce dalla ricerca spontanea della verità e della bellezza, apre l’ingresso di mondi speciali in cui è permesso restare bambini per sempre.
Quand’essa rivela l’anima che palpita al suo interno diviene un riflesso con cui la Realtà si guarda allo specchio, e dove lo spazio è talmente ridotto che l’artista è spesso costretto a restarsene in piedi; e pur riconoscendo in sé stesso nient’altro che un modesto canale attraverso il quale l’Esistenza ha deciso di lasciare qualche labile riflesso della sua bellezza, è solo col tempo ch’egli impara ad esprimere la soggettiva percezione di quel ‘Tutto’ che vive nell’espansione della propria consapevolezza.
Spingendosi oltre gli angusti confini della coscienza ordinaria, egli arriva a contemplare mondi dai contenuti pressoché inesprimibili, respirando in essi attimi di sublime intuizione; e solo nel ritorno dal suo breve viaggio nel divino, diventa per lui possibile trasferire nella materia il poco che è riuscito a trattenere di quelle impalpabili sensazioni, meravigliose e sconvolgenti insieme.

La reale essenza d’un opera d’arte vive silenziosa all’interno della sua forma, e pur essendo a tutti visibile si rende manifesta soltanto alla sensibilità di chi riesca a farla propria.
La bellezza di una poesia vive il suo momento più intenso nell’attimo in cui la consapevolezza si muove, prima avanti e poi dietro, lungo l’asse che unisce chi scrive a chi legge.
Un po’ come accade nella vita, quando la creatura si unisce al creatore percependosi con esso una sola ed unica realtà; perché solo quando l’una muore nell’altro e l’altro rinasce nell’una la vita diventa poesia.

(Maurizio Borelli)

“Resta viva.
Non accontentarti.
Porta i tuoi occhi a fare una passeggiata, appena puoi.
Non rinunciare ai tramonti, alla speranza.
Accetta la sofferenza. Accetta la felicità. Accetta la forza che a volte ti pervade.
Non lasciarti schiacciare da quello che è stato, da quello che non hai. Non farti portar via la gentilezza, la curiosità, la fantasia.
Continua a saltare nelle pozzanghere, se ti va.
Cambia pettinatura, cambia pelle. Cambia modo di vestirti e truccarti, cambia abitudini, amicizie, luoghi e sogni.
Cambia spesso, ma lotta fino alla fine per non perderti.
Abbi cura di te, soprattutto quando tornerai ad amare.
Abbi cura del modo in cui guardi gli altri.
Abbi cura del tuo amore, soprattutto adesso. Soprattutto quando non saprai a chi donarlo. Non gettarlo. Non sprecarlo. Tienilo da parte, ti servirà.
Piangi pure, piangi quando vuoi. Ricordati di farlo, ogni tanto.
Ricordati che la cura, se davvero ne esiste una, sono le persone.
Non dimenticarti di loro. Delle loro mani. Dei loro guai.
Delle loro storie piccole ma grandiose.
Non precluderti niente solo perché potrebbe distruggerti. Non sparire.
Resta, goditi lo spettacolo.
Resta coraggiosa.
Resta dolce.
Testa alta,
cuore in mano”.

Susanna Casciani

Vivi con quelli che possono renderti migliore
e che tu puoi rendere migliori.
C’è un vantaggio reciproco, perché gli uomini,
mentre insegnano, imparano.

(Seneca)

La “brillantanza” è come uno sguardo obliquo.
Un misto di intuizione, curiosità e predisposizione alla meraviglia.
Facoltà che hanno quasi tutti i bambini, ma che l’educazione tende ad annebbiare.
Questa specie di qualità consente di non nutrire pregiudizi e di cogliere le tenui vibrazioni che emanano tutte le cose, animate e inanimate, presenti nel creato.
E’ sentire l’anima in ogni essere, sia esso pianta, sasso o persona.
È quest’anima che unifica il mondo e che lo rende uno senza rinnegare però il molteplice.
L’Uno coesiste nei molti e i molti non sarebbero tali se non ci fosse una “tela” a riunirli.

(Gabriele La Porta – da “Elémire Zolla e La nube del telaio”)

“Le anime hanno un loro particolar modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali.
Han bisogni lor proprii e loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l’impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto.
E ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d’ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga.
Allora, passata l’angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.”

(Luigi Pirandello)

I giorni più luminosi della nostra vita, che sono sempre troppo pochi, sono quelli in cui ci siamo sentiti compresi e stimati non per i nostri meriti e demeriti ma perché qualcuno – un fratello, una madre, un amico – ci ha amati nelle nostre imperfezioni, nei nostri limiti, nelle nostre ambivalenze e ambiguità; perché, in un giorno diverso, quella persona ha visto il nostro cuore e la sua sincerità. Perché non ci ha stimato e amato nonostante quei limiti e quelle imperfezioni, ma grazie a essi e a esse. Quei pochi rapporti diversi che ci accompagnano per tutta la vita, sono incontri tra due cuori sinceri che almeno una volta si sono visti così. Patti nati da alchimie tra anime che si sono incontrate nelle loro nudità oltre e prima i meriti e i demeriti. Poi, anche in questi rapporti diversi, gioiamo per i meriti nostri e degli altri, soffriamo e ci arrabbiamo per i demeriti; ma sappiamo che sono cose poco importanti, perché molto, troppo più importante è quel cuore che abbiamo visto, capito e soprattutto amato almeno una volta in un giorno speciale. Anche se non lo sappiamo, è questo sguardo che cerchiamo dal primo momento in cui veniamo alla luce, e lo inseguiamo con tenacia fino alla fine. Senza questo sguardo diverso, senza almeno una persona che ci ha visto e ci vede così (questi sguardi resistono per sempre), l’esistenza diventa troppo difficile, forse impossibile. E se c’è qualcosa nella vita che continua ancora ad affascinarmi e sedurmi ogni mattina non è la ricerca di qualche forma di perfezione morale, ma l’entusiasmo di continuare a camminare in cerca di sorprese, in compagnia dei vizi e virtù degli altri e miei. Una vita dove le ferite che inevitabilmente segniamo nel corpo e nell’anima degli altri e che da loro riceviamo nei combattimenti corpo-a-corpo, sono anche finestre per provare a vedere un brandello di cielo.

(Luigino Bruni)

Resto sempre affascinata dalle parole in ombra, da quelle che abitano le parentesi, che seguono il vento del corsivo o che sostano dinanzi a due punti. È come guardarle dentro un’attesa che le fa ultime. Le trovo più coraggiose delle parole precise e sicure. Le sento più prossime alle forme del nostro vissuto incerto, oscillante, incompreso.
A volte è una risorsa l’esilio della parola chiara e il suo viandare senza ritorno. Non di rado opera come un tocco di grazia quello spazio aperto alla parola velata, muta; perché è l’accesso alla profondità; la soglia da cui si riesce a intravedere l’anima.

(Anna Perrella)

Dio si è riservato la distribuzione di due o tre piccole cose sulle quali non può nulla l’oro dei potenti della terra:
il genio, la bellezza e la felicità.

{Théophile Gautier}

Di tanto in tanto è bene fare una pausa nella nostra ricerca della felicità ed essere semplicemente felici.

(Guillame Apollinaire)

…”Respirare significa collocarsi là dove, momento per momento, accade (e si celebra) il miracolo della vita che congiunge in danza l’inspirare e l’espirare, il dentro e il fuori, l’essere- da (il primo respiro) e l’andare verso…
Respirare pienamente significa sentire il pulsare della vita che respira nel mio corpo, nel corpo dell’altro, nel corpo del mondo”…

G.Salonia (Sulla felicità e dintorni)

Nadie puede iluminar las sombras de nadie.
Todos somos caminantes.
La luz se expande
cuando uno se atreve
a transitar su propia oscuridad
y, a cada amanecer en su alma,
comparte el Sol naciente
de su propia heroicidad.

(Ada Luz Márquez )

Il sorriso è messaggio di buona volontà.
Il vostro sorriso illumina la vita di tutti quelli che vi vedono. Per qualcuno che ha incontrato un sacco di gente cupa, scorbutica, o che ha girato la testa dall’altra parte, il vostro sorriso è come un raggio di sole tra le nuvole.
(Dale Carnegie)

La vita, come la poesia, non appartiene alle mani rapaci che la vendono, la violentano,
la manipolano e la dominano.
Si dona soltanto agli occhi aperti che la contemplano.

(Christiane Singer)

Siamo nati per splendere”, scrive Elena Bernabè in questa lunga ed intensa riflessione sulla strada che ognuno di noi intraprende, far far felici gli altri o per far felici se stessi.


Dicono che dobbiamo rigare dritto.
Che cambiare strada non ci rende persone per bene.
Anche se ogni giorno viviamo preziosi attimi che ci invitano a imboccare vie nuove.
Ma preferiamo rimanere sul sentiero di sempre.
E’ così che ci hanno insegnato.
A trattenere i nostri appetiti, i nostri sogni, il nostro sentire.

Ad ogni costo.
Eppure c’è una parte di noi che non potrà mai essere addomesticata. Ed ogni giorno tuona per farsi sentire.
E’ il nostro fuoco interiore.
Che si maschera da malumore, da fastidio, da sintomo corporeo.
Per farsi vedere.
Vuole bruciare, incendiare il mondo con le proprie fiamme creative, sfamarci di puro amore.
E noi, ogni volta, lo spegniamo.
Con cascate di scuse.
Evviva chi prende una strada diversa, chi cambia idea, chi distrugge le proprie convinzioni, chi ne crea di nuove, chi decide di non credere a niente per poi ritrovarsi a credere a tutto, chi spezza legami già morti da tempo, chi fa spazio al nuovo, chi decide di voler fermarsi e chi invece non si ferma mai.
Non importa ciò che fa la gente.
Importa solo se segue il cuore.
Si percepisce subito cosa muove i nostri passi.
Lo si vede negli occhi.
Se sono felici o se sono spenti.
Tutti sono in grado di vedere la felicità negli occhi di una persona.
C’è una luce particolare.
E’ quella che del suo fuoco che brucia.
E che scalda chiunque gli sta intorno.
Ecco perché il mondo è freddo.
Non ha più occhi roventi.
Andiamolo a ricercare dentro di noi questo incendio di vita.
Abbiamo il dovere di farlo divampare.
E di ubriacarci della sua energia vitale.
Lunga vita ai fuochi, alle deviazioni, ai cambiamenti, alle novità, alle pause, alle sterzate improvvise.
Siamo nati per splendere.
Di una luce che appartiene solo a noi.
E’ ora di andare nel mondo come una miriade di fiamme pulsanti.
E’ questo il momento migliore per farlo.
Dopotutto, anche le stelle aspettano il buio per poter brillare.

(Elena Bernabè)

Non è facile “aprire le zolle”, spesso è più semplice lasciare che la terra si indurisca o si crei il deserto, ma sappiamo che, se anche tutto pare dormire in superficie, là sotto brulica di vita.
Ed é proprio questo “nascere folle” che permette di aprire le zolle, di accedere a quel mondo “altro” dove ci sono tutte le risposte oppure, e questo già basterebbe per sentirsi vivi, tutte le domande.
E cosa più della poesia sa aprire le zolle?

(Alda Merini)

(foto dal web)

Poesia di Bertolt Brecht

La prima occhiata dalla finestra la mattina
Il vecchio libro ritrovato
Volti pieni di entusiasmo
Neve, il volgere delle stagioni
Il quotidiano
Il cane
La dialettica
Fare la doccia, nuotare
Musica antica
Scarpe comode
Comprendere
Musica nuova
Scrivere, piantare
Viaggiare
Cantare
Essere cordiale.

“L’arte di sbagliare alla grande” di Enrico Galiano

Riscoprire la magia nella vita (dal diario di Rilke)

“Ieri sera ho fatto con la mia vicina di tavola, una giovane signora russa, una lunga passeggiata sul mare, durante la quale dicemmo sulla vita e sull’arte quelle amabili inutilità che sognano soltanto delle cose. Ma fu anche detta qualche buona parola. La strada portava lungo il bosco e tutte le prode erano piene di lucciole.

A un tratto la mia compagna: “Lei certo è sempre stato in un rapporto così stretto con la natura anche da bambino!”

“No” risposi meravigliandomi di come le mie parole suonassero tenere. “Da pochissimo tempo guardo e godo in questo modo. Abbiamo camminato a lungo, imbarazzati, uno accanto all’altra, la natura ed io. Mi sembrava di stare vicino a una creatura cara, alla quale però non osassi dire: – Ti voglio bene – . Pure una volta dovetti dirlo, non so quando: sento solo che ci trovammo.”

La giovane signora più tardi disse: “Mi vergogno di dirlo, ma io sono come morta: la mia gioia è diventata così opaca, non voglio più nulla.”

Io feci come se non avessi udito e a un tratto, con improvvisa gaiezza, tesi un dito: “Una lucciola, vede?”.

Lei annuì: “Anche là”. “E là e là” soggiunsi trascinandola nel mio entusiasmo. “Quattro, cinque, sei” continuò a contare eccitata. Allora risi: “Ingrata! Questa è la vita: sei lucciole, e sempre di più. E lei vuole rinnegarla?”.

Se penso che anch’io, una volta, ero di quelli che sospettano della vita e diffidano della sua potenza! Oggi l’amerei in ogni caso. Fosse per me ricca o povera, vasta o angusta. Amerei teneramente quanto ne possiedo, lasciando maturato interiormente tutte le possibilità del mio avere.”

Rainer Maria Rilke – dal Diario Fiorentino

“Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia le pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi”.

Tratto dalla poesia di Alda Merini che trovo molto bella e attuale “Io non ho bisogno di denaro”.

Eccola 👇

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti.

Di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni, che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti…

Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia le pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Il cammino verso l’infinito
(Nicholas Bawtree)

Non avere paura del mio silenzio
Non ti voglio mai rinchiudere
In una gabbia di parole
Ma incontrarti ogni volta come per caso
E fare un po’ di strada insieme
Per condividere un sorso di vita
Con chi ha la borraccia più piena
E magari sederci sotto un albero
Ai bordi di quella che chiamano realtà
Sul nostro cammino verso l’Infinito.

Si dicono tante parole…ma conta davvero solo “ciò che resta” di quelle parole…. (La Cometa)


Chi ci vuole veramente bene impara a camminarci dentro, senza calpestarci mai.
E di questa premura, farà la sua unica impronta.

(Gianluca Sinopoli)


C’è chi passa la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura.
Non tutti percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di un fiume e che sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda.
Quella che conta è l’altra sponda.

(Josè Saramago – da “La caverna“)


“La lingua si concede un salto temporale e dalle cesellature antiche si tuffa nel presente coi suoi scrostati confini, le sue mani rugose e i suoi cieli non limpidi. Sillabe che sfogliano pagine in un farsi discorsivo di parole ora lisce come schiaffi, ora ruvide come carezze. Squarci di luce improvvisa nel dominio del buio, come flash a fotografare la fuga di un istante, il respiro evaso dall’apnea mentale. Una scrittura che prende in prestito gli oggetti della consuetudine cercando di elevarli al tono del canto alato, far ascendere la quotidianità di tutti a registro alto, dar voce alla materia per incastonarla nella versificazione che dà vita e dignità alle cose talmente familiari da apparire inutili, ripetitive, noiose”.

Alessandro Errico, nella sua prefazione a “I giorni dell’ombra. Diario degli occhi disarmanti” (Musicaos) la raccolta di versi di Luca Imperiale.


Molto interessante è anche il seguente articolo dello psicoterapeuta Giovanni Salonia. 👇

https://www.gestaltherapy.it/lo-psicoterapeuta-salonia-il-potere-delle-parole-e-lunico-antidoto-alla-solitudine/?fbclid=IwAR2b5POLp4Ha5-pwAyywbXD1VNqdc_A0gB0YTb0UM0ozYig-HB62EfvTl4w

“Bi 美 è in giapponese la «bellezza» mentre kirei 綺 麗 è l’aggettivo che si usa per definire tutto quanto è piacevole d’aspetto, che sia un cielo o una persona.
Il Giappone insegue innanzitutto questo, la bellezza, nel paesaggio contemplato, nel sapore del suo cibo, nella disposizione degli oggetti su una tavola, o ancora nei rapporti interpersonali che richiedono del tempo, nella concentrazione su ogni minuscolo gesto quotidiano, nei nomi che vengono attribuiti alle cose e alle persone.
Non si tratta tuttavia di una qualità superficiale, che destina al solo occhio la fruizione delle cose; è piuttosto una spirale di condizioni che mettono a proprio agio la persona, qualcosa che coinvolge in vari gradi tutti i sensi, stimolandoli sia con i pieni che con i vuoti.


(da Laura Imai Messina, “WA, la via giapponese all’armonia” Vallardi Editore, 2018)


Quando mi amai davvero, compresi che in qualsiasi circostanza, ero nel posto giusto e al momento giusto. E, allora, riuscii a rilassarmi. Oggi so che questo ha un nome… autostima.

Quando mi amai davvero, riuscii a percepire che la mia angoscia e la mia sofferenza emotiva, non sono che segnali del fatto che vado contro alle mie proprie verità. Oggi so che questa é…autenticità.

Quando mi amai per davvero, smisi di desiderare che la mia vita fosse differente, e cominciai a vedere che tutto quello che succede contribuisce alla mia crescita. Oggi so che questo si chiama… maturità.

Quando mi amai per davvero, cominciai a comprendere perchè è offensivo cercare di forzare una situazione o una persona, solo per raggiungere quello che desidero, pur sapendo che non è il momento o che la persona (alle volte io stesso) non è preparata. Oggi so che il nome di ciò è … rispetto.

Quando mi amai per davvero, cominciai a liberarmi di tutto quello che non fosse salutare: persone e situazioni, tutto e qualsiasi cosa che mi spingesse verso il basso. All’inizio , la mia ragione chiamò egoismo questa attitudine. Oggi si chiama…amore verso se stessi.

Quando mi amai per davvero, smisi di voler avere sempre ragione e, in questo modo, sbagliai molte meno volte. Cosí scoprii la… umiltá.

Quando mi amai per davvero, smisi di preoccuparmi per non avere tempo libero e desistetti dal fare grandi piani, abbandonai i mega-progetti del futuro. Oggi faccio quello che trovo corretto, quello che mi piace, quando voglio e al mio ritmo. Oggi so, che questo è … semplicità.

Quando mi amai davvero, desistetti dal rimanere a rivivere il passato e dal preoccuparmi per il futuro. Ora, mi mantengo nel presente, che è dove la vita si manifesta. Oggi vivo un giorno alla volta. E questo si chiama… pienezza.

Quando mi amai davvero, compresi che la mia mente può tormentarmi e ingannarmi. Ma quando io la colloco al servizio del mio cuore, è una valida alleata. E questo è… saper vivere!
Non dobbiamo avere paura di metterci in discussione… Persino i pianeti si scontrano e dal caos nascono le stelle.

(Charlie Chaplin)

Le anime inquiete le riconosci da lontano. Quella smania, quello sguardo sempre alla ricerca di qualcosa, quel fare sempre un po’ frenetico.
Le anime inquiete non appartengono mai completamente a niente e nessuno.
Non sono mai del tutto qua.
Sono sempre un passo oltre…
I loro cuori non battono mai a lungo nello stesso luogo.
Nello stesso tempo.
Nello stesso letto.
I loro cervelli non riposano.
Mai.
Sono in perenne fermento, un costante lavorio di fondo che non si arresta neanche la notte.
Soprattutto, la notte.
Le anime inquiete non guardano mai in una sola direzione.
il loro sguardo si posa su ciò che hanno di fronte e allo stesso tempo scruta lontano.
Sempre un po’ più in là.
Sempre altrove.
Le anime inquiete non sono mai del tutto sazie.
Mai del tutto appagate.
E soprattutto mai silenziose troppo a lungo.
Hanno troppe cose da dire e troppa vita da vivere.
Le riconosci da quel vago senso di perenne stordimento con cui affrontano la vita.
Emozione dopo emozione.
Boccone dopo boccone.
Sempre un po’ in bilico,
sempre un po’ precarie.
Perennemente affamate di vita nuova.
A volte qualcuno si illude di aver domato un’anima inquieta.
Povero illuso…
Le anime inquiete non le tieni strette.
E nemmeno buone.
Possono sembrare domate… ma stanno solo riprendendo fiato.
Se smettono di agitarsi… è solo perché stanno per spiccare il volo.
E quando sono troppo calme … vuol dire che sono già passate oltre.
Dal web
(Rumino Ergo Sum)

Come le foglie a Novembre, sei caduta.
Sei cambiata, sei stata calpestata.
Hai scoperto di avere in te sfumature mai viste. E guardati, sei ancora più bella.

(J. Musaj)


Uomo libero,
sempre tu amerai il mare!
Il mare è il tuo specchio:
contempli l’anima tua
nell’infinito srotolarsi
della tua onda,
e il tuo spirito
è un abisso non meno amaro.

Ti diletti a tuffarti
nel seno della tua immagine;
l’abbracci con gli occhi
e con le braccia,
e il tuo cuore si distrae
talvolta dal proprio battito
al fragor di quel lamento
indomabile e selvaggio.

Entrambi siete
tenebrosi e discreti:
uomo,
nessuno ha sondato
il fondo dei tuoi abissi;
mare,
nessuno conosce
le tue intime ricchezze:
tanto gelosamente serbate
i vostri segreti!

E tuttavia da secoli innumerevoli
vi fate guerra senza pietà né rimorsi,
tanto amate la strage e la morte,
o lottatori eterni,
o fratelli inseparabili!

Charles Boudelaire

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais à plonger au sein de ton image;
Tu l’embrasses des yeux et des bras, et ton coeur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes;
Ô mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!

Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remords,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
Ô lutteurs éternels, ô frères implacables!

Charles Boudelaire


Tornerai, Vita.
Tornerai in tutto il tuo splendore
ad aprire le porte alla Luce.
Tornerai tra le strade
e colmerai le distanze.
Vinceranno gli abbracci che abbiamo mancato,
vinceranno le mani che non potevano toccare.
Vinceranno quei giorni,
che sembravano uguali,
vincerà ciò che abbiamo perso
e che non vedevamo.
Vincerai tu,
Vita,
e sarai più bella di sempre.

( Angelo De Pascalis )


“È un periodo difficile per tutti.
Abbiamo bisogno di fermarci ogni tanto.
Fermarsi significa ascoltarsi, entrare in connessione con la fragilità e le emozioni profonde.
Abbiamo bisogno di un po’ di pace per proteggere anche l’anima”.

(Cit.)


Tu non hai bisogno di fingere che sei forte, non devi sempre dimostrare che tutto sta andando bene. Non puoi preoccuparti di ciò che pensano gli altri, se ne avverti la necessità piangi perché è bene che tu pianga fino all’ultima lacrima, poiché soltanto allora potrai tornare a sorridere. (PauloCoelho)


Un vocazione può essere rimandata, elusa, a tratti perduta di vista. Oppure può possederci totalmente.
Non importa: alla fine verrà fuori.
Il daimon non ci abbandona. (James Hillman, Il codice dell’anima)


«Come il fiore di loto
che, pur crescendo nel fango,
fiorisce in superficie in bellezza e fragranza,
così l’anima attraverso le difficoltà della vita
si innalza luminosa
per risplendere ovunque.»
(𝒹𝒶𝓁 𝓁𝒾𝒷𝓇ℴ: ℐ𝓁 𝓂ℴ𝓃𝒶𝒸ℴ 𝒸𝒽ℯ 𝒶𝓂𝒶𝓋𝒶 𝒾 ℊ𝒶𝓉𝓉𝒾)


“Quanti significati sono celati dietro un abbraccio?
Che cos’è un abbraccio se non comunicare, condividere
e infondere qualcosa di sé ad un’altra persona?
Un abbraccio è esprimere la propria esistenza
a chi ci sta accanto, qualsiasi cosa accada,
nella gioia e nel dolore.
Esistono molti tipi di abbracci,
ma i più veri ed i più profondi
sono quelli che trasmettono i nostri sentimenti.
A volte un abbraccio,
quando il respiro e il battito del cuore diventano tutt’uno,
fissa quell’istante magico nell’eterno.
Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso,
fa vibrare l’anima e rivela ciò che ancora non si sa
o si ha paura di sapere.
Ma il più delle volte un abbraccio
è staccare un pezzettino di sé
per donarlo all’altro
affinché possa continuare il proprio cammino meno solo”.

(Pablo Neruda)


“Ci sono due modi di vivere la vita:
uno è come se niente fosse un miracolo,
l’altro è come se tutto lo fosse.”
(Albert Einstein)


Amate.
Che se non amate poi rimanete chiusi
nei vostri pensieri
e nel vostro ego
e arrivate a credere che siano tutti cattivi.
Che siano tutti bugiardi.
Che siano tutti carnefici.
E invece basterebbe
amarsi un po’ di più è capirsi un po’ di più,
che il mondo non è diviso in buoni e cattivi,
ma siamo tutti una grande trincea di corpi feriti.
Da qualcun altro.
Amate.
Che amare insegna a dare,
oltre il limite di ciò che si pensava di avere.
Ma insegna anche a prendere,
perché a dare e basta
si rischia di diventare
un ente benefico per affamati.
E allora si dà, oltre misura.
E si riceve, oltre misura.
In una bilancia dove alla fine
tutto si mischia
in una danza di dare e ricevere.
Amate.
Perché se non amate poi diventate respingenti,
poi allontanate le persone,
poi il cuore diventa più scuro
e vi riempite di credenze limitanti.
Di paure.
Di cuscini abbracciati di notte.
Amate.
Che se non amate poi smettere di farlo.
E l’amore va coltivato come una pianta
e come una pianta ha bisogno
di sole, di cure e di amore.
E ricominciare ad amare è difficile,
è la pianta che viene sradicata
e non sa più dove piantare le sue radici.
È una pianta spaesata.
Insicura.
Perduta.
Amate.
Che l’amore vi rende ciechi
e questo vi spaventa.
Vorreste essere cauti
ma che c’entra questo
con l’amore?
L’amore rende ciechi,
ma rende anche belli
oltre misura,
e il mondo oggi ha un ineguagliabile
bisogno di bellezza.
Amate,
che il resto conta poco.
Per non dire niente.

(Mary G. Baccaglini)


Ci sono soltanto due donne al mondo che riescono a guardarsi negli occhi, pensando che l’altra sia la più bella del mondo: una mamma e sua figlia. L’una lo specchio dell’altra.

[cit.]

Le relazioni ci salvano.
Le relazioni ci salvano nella misura in cui ci permettono di ricongiungerci alla nostra essenza.
Ci salvano quando ci permettono di esprimere e manifestare la nostra verità. La verità di ciò che siamo.
Ci salvano quando ci permettono di ricontattare il nostro centro. Che è oltre le parole. Oltre il dicibile.
Perché è lì in quello spazio/ tempo, inesprimibile dal linguaggio, che risiede ciò che siamo.
E poter arrivare lì, in uno spazio protetto, dove non c’è giudizio ma accoglienza, è la via della guarigione.
Poter toccare corde così profonde di noi e farlo in presenza di qualcuno risveglia quel senso di protezione di cui avevamo bisogno da piccoli.
La relazione sana quel distacco primordiale avvertito quando ancora non sapevamo chiedere ma sentivamo il bisogno di essere compresi e avvolti.
Poter manifestare insieme ad un altro la verità di ciò che c’è nel nostro corpo getta un ponte verso la guarigione profonda di parti di noi.
E permettersi di toccare, in uno spazio protetto, corde così profonde non può che far sgorgare dal nostro cuore compassione per noi stessi e gratitudine profonda per poter condividere con un altro una tale intensità.
Si avverte allora Proprio quel senso di appagamento che nutre un bimbo quando si attacca al seno della madre ed è protetto dal suo abbraccio.
E la vita può ricominciare. (Monica Grando)


Circondati di armonie elevanti, di ritmi che toccano l’anima, di ispiranti melodie. (Kriyananda)


Dal mio zaino di viaggio ideale vorrei o scaricare tutti i pesi inutili, per tenere solo ciò che ho di leggero, utile e importante, per lasciare tanto spazio alle cose nuove che sicuramente verranno.
Così dovrei fare anche con la mia vita.
Scelgo quindi di portare con me la prudenza, ma non le paure. L’apertura mentale, non il pregiudizio. L’entusiasmo, ma non le illusioni. Il coraggio, non l’incoscienza.
Porto sicuramente i desideri, la passione e tutti i miei sogni, ma lascio i pesi del passato a casa.
Le mie convinzioni, le mie idee e i miei progetti, non le aspettative altrui. Il silenzio, non il rumore. L’amore, non la diffidenza.
Se la vita è un viaggio, allora è decisamente meglio viaggiare leggeri. (Francesco Grandis, “Sulla strada giusta”)


Ci illudono che esista una perfezione intrinseca nelle cose, che esista un corpo perfetto, un amore perfetto, un compagno perfetto, un figlio perfetto, un sorriso perfetto, una gioia perfetta.
Distogliendoci così dal vedere che cio’ che c’è di più perfetto al mondo sono le nostre diversità, i nostri gusti, il desiderio di migliorare, l’imperfezione.
Sì, la perfezione reale è il nostro essere imperfetti e per questo assolutamente meravigliosi.
Esseri da scoprire, eventi da creare, attimi da vivere.

Stephen Littleword

Edgar Lee Master (1868 – 1950) * Spoon River Anthology, ovvero l’Antologia di Spoon River è del 1915 – la traduzione riportata è di Fernanda Pivano (1917 -2009).


La poesia, se è rivelazione di una verità nella forma della bellezza, può costituire una inestimabile ricchezza per chi ne comprende e ne fa proprio il messaggio

Io vorrei dire a questa generazione:
di imparare a memoria qualche verso di verità o di bellezza.
Potrebbe servirvi nella vita.
Mio marito non ebbe niente a che fare
con il fallimento della banca: era soltanto cassiere.
Il crac fu dovuto al presidente, Thomas Rodhes
e al suo figliuolo, leggero e senza scrupoli.
Eppure mio marito fu mandato in prigione
e io rimasi coi bimbi,
a doverli nutrire, e vestire e mandare alla scuola.
E lo feci e li avviai
nel mondo ben puliti e robusti,
e tutto per la saggezza del poeta Pope:
«Recita bene la tua parte, in questo consiste l’onore


Natura! Ne siamo circondati e avvolti – incapaci di uscirne, incapaci di penetrare più addentro in lei. Non richiesta, e senza preavviso, essa ci afferra nel vortice della sua danza e ci trascina seco, finché, stanchi, non ci sciogliamo dalle sue braccia. Crea forme eternamente nuove; ciò che esiste non è mai stato; ciò che fu non ritorna – tutto è nuovo, eppur sempre antico. Viviamo in mezzo a lei, e le siamo stranieri. Essa parla continuamente con noi, e non ci tradisce il suo segreto. Agiamo continuamente su di lei, e non abbiamo su di lei nessun potere. Sembra aver puntato tutto sull’individualità, ma non sa che farsene degli individui. Costruisce sempre e sempre distrugge: la sua fucina è inaccessibile… Il dramma che essa recita è sempre nuovo, perché crea spettatori sempre nuovi. La vita è la sua più bella scoperta, la morte, il suo stratagemma per ottenere molta vita… Alle sue leggi si ubbidisce anche quando ci si oppone; si collabora con lei anche quando si pretende di lavorarle contro… Non conosce passato né avvenire; la sua eternità è il presente… Non le si strappa alcuna spiegazione, non le si carpisce nessun beneficio, ch’essa non dia spontaneamente… È un tutto; ma non è mai compiuta. Come fa oggi, potrà fare sempre.

J. W. GOETHE, Frammento sulla natura, 1792 o 1793


Abbiamo bisogno di tre semplici cose nella vita: qualcosa da fare, qualcuno da amare, qualcosa in cui sperare…

(Immanuel Kant)


“Se cresci senza nessuno che ti dica mai che sei bello o che sei bravo, senza una parola di conforto che ti rassicuri dandoti il tuo posto al sole nel mondo, niente sarà mai abbastanza per ripagarti di quel silenzio.
Dentro resterai sempre un bambino affamato di gentilezza, che si sente brutto, incapace e manchevole, qualsiasi cosa accada.
E non importa se, nel frattempo, sei diventato la più bella delle creature”. (Ferzan Ozpetek)


Ogni persona ha un suo proprio colore, una tonalità la cui luce trapela appena appena lungo i contorni del corpo. Una specie di alone. Come nelle figure viste in controluce.
(Haruki Murakami)

In un passo del secondo volume (All’ombra delle fanciulle in fiore) da La ricerca del tempo perduto, Proust scrive: «Se pensassimo che gli occhi di una ragazza non sono che luccicanti cerchietti di mica, non saremmo avidi di
conoscere la sua vita. Ma ciò che brilla in quel disco riflettente sentiamo che non è dovuto soltanto alla sua composizione materiale; sono le ombre nere delle idee che quell’essere coltiva a proposito delle persone e dei luoghi a lui familiari, le ombre della casa alla quale sta per tornare, dei progetti che fa e, soprattutto, è lei, con i suoi desideri, le sue simpatie, le sue
repulsioni, la sua volontà oscura e incessante».


L’accettazione della possibilità di “caduta”, permette di amare anche i momenti difficili della vita, in cui il nostro percorso sembra aver subito una stasi, un’interruzione. In quei momenti, in verità, si ha l’opportunità preziosa di soffermarsi su di sé, di “riposarsi” e staccarsi per un attimo dalla corsa del Mondo, atterrare per prepararsi ad una nuova esperienza di “volo”. Volare e cadere si completano a vicenda e il nostro compito è imparare ad amare entrambe le esperienze. (Carlotta Cadoni)


“La vera maturità non è mai cronologica, ma psicologica: “L’età dell’anima e gli anni non appartengono allo stesso equipaggio”, afferma Bousquet (1982); essa si dà dal momento in cui l’uomo acquista una sua autonomia e comprende che ha bisogno di se stesso, prima che dell’altro.”(Aldo Carotenuto)


Ogni secondo di vita è un regalo sublime! Mi piace invecchiare, perché il tempo dissolve il superfluo e conserva l’essenziale. (Alejandro Jodorowsky)


L’altra metà da trovare non è un uomo o una donna, sei sempre tu. È l’altra metà di te, la parte sconosciuta alla quale devi dare vita, per poterti finalmente incontrare. Per sempre. Questa è la vera unione in grado di liberarci da quel senso di solitudine che avvertiamo anche quando stiamo con qualcuno.  Allora, poi non c’è niente di più bello  che condividere con una persona la propria vita. Però bisogna prima averne una. Una vita viva. È la totalità che esalta. Quando guardi un quadro, può anche piacerti un particolare, ma è l’insieme che ti emoziona. (F. Bonetti)


Sono i gesti semplici, piccoli, insignificanti, che rendono la vita sopportabile. Una mano che sfiora, una parola, una cortesia, una premura, un sorriso. (Peter Brown)


“La vera amicizia non è schiava del tempo e dello spazio, la distanza materiale non può separarci davvero dagli amici!”
Richard Bach


Penso che ognuno di noi sia, soprattutto, figlio delle proprie opere, di quel che va facendo mentre sta quaggiù”. Josè Samarago

“Chiamami quando ti va, quando ne hai voglia, ma non come chi si sente obbligato a farlo, questo non sarebbe bene né per te né per me, a volte mi metto ad immaginare quanto sarebbe meraviglioso se mi telefonassi solo perché sì, semplicemente come uno che ha avuto sete ed è andato a bere un bicchiere d’acqua…” (José Saramago)


“Il sognatore non è un uomo ma una specie di essere neutro. Si stabilisce prevalentemente in un angolino inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno, e ogni volta che si addentra nel suo angolino, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell’animale chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa.”
[F. Dostoevskij, Le notti bianche]


«Tutti noi abbiamo bisogno dell’Ombra. L’Ombra ci consente di mantenere i piedi per terra, ci rammenta la nostra incompletezza e fornisce i tratti complementari della nostra personalità. Saremmo davvero molto poveri se fossimo quelli che immaginiamo di essere.» 📙 Marie-Louise von Franz – Il mondo dei sogni ➡️http://amzn.to/1X1K2oe____________📝 ARTICOLO: Illumina il tuo lato oscuro ➡️bit.ly/LatoOscuroOmbra

Le esperienze intime di contatto che ci consentono di aprirci, di svelarci all’altro in una relazione sono poche.
Mente e cuore, corpo e relazione, sembrano essere gli indicatori da tenere in considerazione, ma come facciamo a capire quando arriva il momento giusto per raggiungere l’altro?
Sembrano essere sorelle dell’infinito le relazioni. Ci catturano, ci coinvolgono, ci spiazzano, ci inquietano, ma anche ci rallegrano, ci legano, ci sostengono.
Forse per questo è possibile parlarne all’infinito, senza disagio, di ciò che in ultima analisi sembra unirci oppure separarci.
Anche le persone apparentemente più distanti da noi o le situazioni contro di noi potrebbero rappresentare lo sfondo di quel sentiero fertile a cui approdare o da cui partire. Le esperienze che ci segnano dentro, che ci emozionano profondamente, quelle che sono destinate a scrivere la storia di ogni persona, si forgiano nel fuoco del conflitto, come se : “in quel incessante ardere dell’esistenza.. sprigionassimo tutto il calore necessario per legarci.”


Tratto dalla giornata di studio e orientamento alla comunicazione “Di che colore sei fatto? Conosci te stesso migliora l’arte della relazione”. Milano, 28 Maggio 2016.


“Le “pecore nere”, quelli che non si adattano, quelli che gridano ribellione, riparano e disintossicano e creano un nuovo e fiorito ramo. Incontabili desideri repressi, sogni irrealizzati, talenti frustrati dei nostri antenati si manifestano nella loro ribellione cercando di realizzarsi. L’albero genealogico, per inerzia, vorrà continuare a mantenere la parte tossica e castrata del suo tronco che rende la sua fioritura difficile e complicata. Che nessuno ti faccia dubitare, prenditi cura della tua rarità come il fiore più prezioso del tuo albero. Sei il sogno realizzato di tutti i tuoi antenati.” (Bert Hellinger)