Anime affini

Siamo materia,
agglomerati di lacrime e sudore.
Parvenze,
composte in perfetta alchimia.
Siamo soffi di spirito,
vibrazioni,
battiti d’ali, illusioni, speranze.
Siamo cuori infranti, delusioni.
Siamo amore e bellezza.

Siamo incessanti tentativi
di instabili equilibri
tra l’effimero e il divino.

Siamo punti di contatto in reticoli astrali.
Candele consumate
a plasmare universi paralleli
che tuttavia si sfiorano.
Siamo bagliori evanescenti
che catturano le pupille.
Varchi che portano a esilaranti viaggi
in cui sostare.

Sguardi che non pietrificano,
ma scavano, estraggono
e restituiscono se stessi.

Albergano noumeni.
Vicinanze che placano ferite.
Siamo anime affini che si riconoscono.
Siamo confidenze elargite
che alimentano
profondi affetti.
Sementi di eccezionalità.

Siamo bisogni appagati
Siamo presenze che curano.
Siamo conforto.

Unioni senza fili.
Sintonie che armonizzano la stessa melodia.
Siamo certezze che cullano.
Specchi riflessi.
Siamo dedizione e sacralità.
Essenze a confronto,
corde che vibrano all’unisono.
Vere e autentiche 
Entità.

Felicissima di apprendere che la poesia “Anime affini” è stata premiata con una menzione speciale nell’ambito del Premio Letterario “Nunzia de Donno”. La premiazione avverrà il prossimo 11 agosto a Giudugnano (LE)

Poesia

Poesia
nobile vibrazione dell’anima.
Carezze di seta
che sfiorano delicatamente il cuore,
che suscitano dolci emozioni,
che rievocano famigliari immagini.
Impresse in memoria.

Tracce di memoria

Riecheggiano i racconti.
Mani ingiallite dai campi, trecce imbiancate dal tempo.
Bauli, scrigni preziosi da custodire, cassetti da rovistare,
ove risuonano note di cuori pulsanti.
Scorci di memorie.
Aghi dorati e uncinetti magici.
Occhi riflessi su flebili fiammelle, schiene curve sulle trame.

Scorrono dolci melodie che quietano o urla che scuotono.
Braccia che cullano o uncini che infilzano.
Forgiati, plasmati, pezzi da incastrare, convinzioni da sdradicare.
Riempiti, ingurgitati i modelli, fitte, monolitiche radici da allentare.
Valori da riesaminare, confini da valicare.
Varchi stretti che soffocano, incatenano
celando ampi portoni spalancati sull’orizzonte.
Ali da dispiegare.

Lauti, radiosi sorrisi o ombrosi ghigni impietriti si offrono.
Labirinti dalle mura familiari ci fanno penare come cavie da ammaestrare.
Idolatrie su specchi riflessi.

Figli del nostro tempo perduto, delle memorie consegnate,
ma padri dei nostri giorni, dei nostri rimpasti, di identità vergini.
Modelli tradizionali da riscrivere.
Vissuti da rileggere con nuove lenti, narrazioni forgiate su nuovi canoni.
Carezze ritrovate su giovani terreni fertili.
Raccolti inaspettati, innesti non previsti, schemi stravolti.
Evoluzioni si impongono e respirano di vita propria.

Il testo è una rievocazione, parzialmente simbolica, di un passato fortemente connotato da tipicità culturali e tradizionali della terra d’origine dell’autrice che, nell’atto stesso della rievocazione, viene riportato in vita attraverso un dialogo aperto tra passato e presente; vissuto e immaginazione; memoria ed emozione.

Gianfranco Gioia

Destini scelti non a caso

Lunghi viaggi di sola andata,
senza ritorno.
Plurime soste e ripartenze.
Selezionare le mete è una scelta responsabile.
Itinerari dettagliati,
studi minuziosi li precedono.
Invertiti, stravolti, talvolta
dal caso.
Sfrecciano passanti, fasci di luce.
Incontri umani di anime vaganti.
Distratti treni in corsa,
colti da bagliori fluorescenti,
abboccano ad ami luccicanti.
Destini,
che percorrono
su binari paralleli costanti,
si incrociano.
Si delineano i contorni.
Si allentano i confini.
Si assorbono i tratti.
Morbide carezze
che inteneriscono corazze.
Affiorano crepe
su muraglie granitiche.
Occhi velati si aprono
a nuovi paesaggi incantati.
Occhi spalancati,
agganciati a calde dimore stabili.
Mani intrecciate a fili invisibili.
È primavera,
sbocciano giardini fioriti,
il sole ci scalda.

La fenice

Rosso come passione,
mantelli di porpora da indossare,
mai fardelli da portare.
Tempo
centrifugato in vortici
che inghiottono i tratti e
sfumano i contorni.
Troni da conquistare.
Definizioni
che calpestano i sogni,
accartocciano speranze
e segnano solchi da colmare.
Eppur qualcosa si muove.
Variopinte ali sbocciano
dai viscidi anelli slavati.
Lunghe piume fiammanti
divampano al sole.
Il rimpasto di ceneri
prende nuova forma,
stende le ali,
spicca il volo mostrando la sua eterna,
austera bellezza.

Speranze

In relazione alla partecipazione al concorso “Habere Artem” la Aletti Editore mi ha inviato la pergamena con la menzione speciale alla mia poesia “Speranze” riservata agli autori selezionati, meritevoli di essere inseriti all’interno dell’antologia relativa al concorso.

Ecco la poesia:

Speranze

Silenzi assordanti,
taciti pensieri tuonano.
Pugni allo stomaco,
nodi in gola,
zavorre alle estremità.
Impeti soffocati,
passi incerti,
progetti sbiaditi.
piani stravolti.
Ma la timida fiammella
divampa,
sulla via,
riesumando
speranze.


La vera bellezza

Inafferrabile, celata da un dorato manto,
ostenta timidezza.
La vera bellezza ama essere adulata e
cautamente svela i suoi sovrapposti strati.
Immensa, vasta distesa, da assaporare lentamente.
Occorrono ripetute visite
per sviscerarla, digerirla e scrutarla, da più angolazioni.
Non sazia. Non stanca.
Richiede tempo,
pazienza, lungimiranza, meraviglia, estasi e costanza.
Pause e ritorni.
Muta, ma resta sempre a noi familiare.
Inalterata essenza,
si riveste costantemente di nuova luce.
Immutabilmente dinamica.
Figlia di tutti i tempi, madre di tutti i sospiri
e dei mancati fiati.
Porta socchiusa, in attesa di essere varcata.
In quiete nella sua mite eleganza, ma austera, fiera.
Spiragli di infinito, di incompiuto.
Il già, ma anche il non ancora.
Eterno intermezzo.
Limiti umani da oltrepassare con salti mistici.
Braccia tese all’unisono, alla ricerca di significative risposte
ai nuovi perché.

Attraverso un linguaggio proprio e personale, per mezzo di una immanente componente icastica, i testi della Aspresso racchiudono in loro un potente contenuto evocativo e immaginifico che cattura e trascina il lettore in un viaggio nel profondo del proprio e dell’altrui umano sentire, in una sorta di ininterrotto gioco di specchi che si sostanzia in un vorticoso rimando tra la potenza del testo, la percepita profonda sensibilità dell’autrice e i sentimenti suscitati nel lettore che, ad una attenta lettura, difficilmente non ne rimane emotivamente coinvolto.

La vera bellezza

Tra anelito e consapevolezza, la bellezza, nel testo, si sostanzia anche nella rievocazione della personale esperienza e a partire dal proprio vissuto, in un rimando costante, quindi, tra bellezza osservata e bellezza vissuta. A tratti sembra scorgersi, nella sua dimensione esperienziale una sorta di sovrapposizione della bellezza all’idea di felicità.

Gianfranco Gioia

Sono molto contenta di poter finalmente condividere con voi la mia poesia “La vera bellezza” inclusa nell’antologia “Voci poetiche per Alda” (selezione di poesie partecipanti al Premio Alda Merini anno 2020).

Sono felice perchè alla poesia è stato assegnato un grande Medaglione diamantato (cm 7 di diametro) con il logo dell’Accademia dei Bronzi sul lato A e quello del premio sul lato B. Il medaglione è inserito in un elegante astuccio ed è accompagnato da un Attestato con la seguente motivazione critica “Il tema della bellezza è qui trattato attraverso una serie di definizioni icastiche che ne descrivono i requisiti e tracciano un percorso per giungervi. L’epilogo della poesia vuole aprire nuove domande, nuovi punti di vista sul tema,che permettano di contemplare tutta la sua carica mistica, per poterla ammirare nella sua completa espressione“.

L’autrice legge la poesia “La vera bellezza” accompagnata dalla “Siciliana” dalla Suite per sax soprano e pianoforte (2005) di Gianfranco Gioia

Ringrazio il compositore, nonchè mio caro amico, Gianfranco Gioia per il post pubblicato sul suo sito.

Davvero un onore collaborare con lui, apprezzo la sua vasta e rinomata produzione musicale ed è per me motivo di gioia e orgoglio aver avuto l’occasione di prendere in prestito un suo brano musicale (l’incipit della Siciliana dalla Suite per sax soprano e pianoforte) come accompagnamento alla lettura della mia poesia “La vera bellezza”.

Trovate il post su sito del compositore https://www.gianfrancogioia.it/blog/?musica-e-poesia,-una-lettuta

Parole

Parole pronunciate,
custodite.
Omesse,
dimenticate.

Più di semplici lettere
accomunate,
accartocciate
o
sventolate.

Dimorano.
Solcano
tracce indelebili
su nuovi sentieri.
Offrono
salde radici
o
terreni scoscesi.

Parole centellinate,
riservate,
mai ostentate.

Parole sofferte,
trattenute,
bisbigliate,
nascoste,
temute.

Sanguinose battaglie
mai combattute
o
conquistate.

Preziose,
attese,
mai udite.

Parole odiate,
illecite,
rifiutate,
perpetrate.

Parole,
parole,
parole.

Parole tenere,
caute,
regalate,
accolte,
amate.

Attenti alle parole.

Sia quando le dite che quando le ascoltate.

Non sono solo lettere dell’alfabeto.

Sono fiori. Sono lame. Sono coperte. E proiettili.

Sono acqua per chi ha sete e sabbia da gettare negli occhi per chi non le vuole ascoltare bene.

Attenti alle parole che sono ben più palpabili e concrete di qualcosa che non si può toccare.

E riempiono spazi immensi… come altrettanti ne sanno svuotare.
(Paola Felice)

Poesie di strada

Ho appena ricevuto e sono davvero felice di condividere la notizia di una ennesima pubblicazione di alcune mie poesie.

La casa editrice Idrovolante Edizioni ha incluso tre miei testi poetici nel primo volume della raccolta ‘Poesie di strada’. Il volume sarà disponibile a partire dal prossimo venerdì in versione cartacea e in versione e-book, acquistabile su Amazon, IBS, Libreria Universitaria ecc.

Questi i testi inclusi:

Mondi surreali

Nota di una giornata di mezza estate

Respiro

Proibito lasciarsi soffocare

Impeccabili statuette celano crepe dorate.

Narrati i vanti, sbandierati i fasti,

respinti i falli, dispersi i cogiti.

Cassetti vuoti accatastati

e sogni che vagano tra le nuvole.

Armadi scoperchiati

e scheletri animati

che danzano attorno a un falò.

Travolti da incontenibili valanghe emotive,

aggrappati a flebili ganci,

immersi alla ricerca di pezzi mancanti.

Vietato cedere alla travolgente onda.

Proibito lesinare tentativi.

Proibito lasciarsi andare.

Tentare, ritentare.

Non arrestare il flusso.

Affamati, assetati,

voraci vampiri,

mai sazi.

Valori scialacquati

in immensi spazi vacui.

Taciti assensi

trattengono timide storpiature.

Nuovi orizzonti agognati.

Germogli radicati

in isole sperdute,

mai varcate.

Proibito lasciarsi soffocare.